La Commissione europea ha autorizzato per l’Italia un vasto programma di aiuti destinato a sostenere la produzione di elettricità da fonti rinnovabili. Del valore totale di 23 miliardi di euro, questo dispositivo mira ad accelerare la transizione energetica dell’Italia, rispettando al contempo le norme europee in materia di concorrenza.
Il meccanismo si basa sull’organizzazione di gare d’appalto competitive aperte a diverse tecnologie rinnovabili, tra cui il solare, l’eolico onshore, l’eolico offshore e alcune altre fonti di energia pulita. I produttori selezionati beneficeranno di un sistema di sostegno finanziario volto a garantire la redditività dei loro investimenti in un contesto segnato dalla volatilità dei prezzi dell’energia. Questa decisione si inserisce nel quadro più ampio del Patto Verde europeo e degli obiettivi climatici fissati dall’Unione europea per il 2030. L’Italia deve aumentare notevolmente la propria capacità di produzione di elettricità verde per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati e contribuire agli obiettivi europei di decarbonizzazione. Secondo le stime fornite, il programma potrebbe consentire l’aggiunta di diverse decine di gigawatt di nuova capacità rinnovabile nei prossimi anni.
L’approvazione di Bruxelles ha anche una rilevante dimensione economica. Dalla crisi energetica provocata dalla guerra in Ucraina, gli Stati membri cercano di rafforzare la loro sovranità energetica. Gli investimenti nelle energie rinnovabili sono ormai percepiti non solo come uno strumento di lotta contro il cambiamento climatico, ma anche come un mezzo per ridurre le vulnerabilità geopolitiche legate alle importazioni di gas e petrolio. La Commissione ha ritenuto che il dispositivo italiano risponda ai criteri europei in materia di aiuti di Stato. Considera in particolare che l’intervento pubblico sia necessario per colmare le carenze del mercato che ancora frenano alcuni investimenti nelle tecnologie rinnovabili. Bruxelles sottolinea inoltre che i meccanismi prescelti limitano i rischi di distorsione della concorrenza grazie alla messa in competizione dei progetti durante le aste.
Al di là del caso italiano, questa decisione illustra un’evoluzione più generale della politica industriale europea. Da diversi anni, l’Unione adotta un approccio più interventista per incoraggiare gli investimenti strategici nei settori ritenuti essenziali per la competitività futura del continente. L’energia pulita fa ormai parte di queste priorità, accanto ai semiconduttori, alle tecnologie digitali e alla difesa.
Infine, questo programma potrebbe servire da riferimento per altri Stati membri. L’entità dei finanziamenti mobilitati testimonia la crescente volontà dei governi europei di combinare politica climatica e politica industriale. L’obiettivo non è più solo produrre un’energia più pulita, ma anche sviluppare catene del valore europee in grado di creare posti di lavoro, attrarre investimenti privati e rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione nel settore energetico.
Fonte: https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/fr/ip_26_1270