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Bruxelles dà il via libera alla flessibilità di bilancio chiesta dall'Italia

L’Italia ha superato una tappa importante nel negoziato di bilancio con Bruxelles. L’8 ottobre la Commissione europea ha espresso parere favorevole all’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale prevista dalle regole di bilancio dell’Unione. Il meccanismo consentirebbe a Roma di discostarsi temporaneamente dal percorso massimo della spesa netta per aumentare la spesa per la difesa e finanziare alcune misure di sicurezza energetica. La decisione non è però ancora operativa: spetta al Consiglio dell’UE adottare la raccomandazione, un passaggio atteso entro circa un mese.

Roma aveva trasmesso la richiesta l’11 settembre, diventando il diciannovesimo Stato membro a chiedere l’attivazione della clausola. Balazs Ujvari, portavoce della Commissione per gli affari economici e finanziari, ha motivato il parere positivo: secondo Bruxelles, la flessibilità richiesta non mette a rischio la sostenibilità dei conti pubblici italiani nel medio periodo.

Il meccanismo non sospende le regole europee e non autorizza qualsiasi tipo di spesa. Crea uno scostamento limitato rispetto al ritmo massimo di crescita della spesa netta. Per l’Italia, tale scostamento potrà coprire l’aumento della spesa per la difesa rispetto all’anno di riferimento 2024, oltre al costo di alcune misure energetiche ammissibili. Roma ha indicato di poter aumentare lo sforzo per la difesa fino a 0,9 punti di PIL entro la fine del 2028, con nuovi programmi pluriennali di investimento o spese correnti, in particolare per personale e funzionamento. Secondo Reuters, il governo valuta però ora di limitare l’aumento a 0,6 punti.

Le due componenti devono rientrare insieme in un tetto massimo dell’1,5% del PIL: la quota energetica non si aggiunge a questo limite. È inoltre limitata allo 0,3% del PIL all’anno e allo 0,6% cumulato nel periodo 2026-2028. Sono ammissibili solo le misure con impatto diretto sul bilancio, decise dopo il 28 febbraio 2026, che riducono la dipendenza dai combustibili fossili o rafforzano strutturalmente il sistema energetico: reti elettriche, accumuli, energia pulita, elettrificazione, risparmio energetico. Restano esclusi i tagli alle accise sui carburanti, i prezzi amministrati o gli aiuti destinati soltanto a compensare il rincaro dei prezzi.

La Commissione ha simulato uno scenario, puramente illustrativo, in cui l’Italia utilizzerebbe l’intero tetto in modo lineare fino al 2028. Il deficit risulterebbe superiore di circa 1,1 punti di PIL e il debito di circa 1,3 punti rispetto a un percorso senza deroga. Bruxelles precisa che si tratta di un esercizio di valutazione dei rischi e non di una previsione.

La deroga resta temporanea. Dopo il 2028 le spese permanenti dovranno essere integrate nel bilancio secondo le regole ordinarie, con un’eccezione per alcuni equipaggiamenti militari ordinati entro la fine del 2028 e consegnati successivamente. L’Italia dovrà riferire due volte l’anno, entro il 15 aprile e il 15 ottobre, sullo stato di attuazione, sull’ammissibilità e sui costi delle misure energetiche finanziate. L’attivazione della clausola non modifica le modalità di calcolo del deficit né del debito.

Per il governo Meloni, questo via libera offre un margine di manovra prezioso nel momento in cui deve chiudere una manovra 2027 molto vincolata. Non esonera però Roma dal convincere Bruxelles di poter, allo stesso tempo, uscire dalla procedura per deficit eccessivo.

Fonte :https://informat.ro/fr/ue/la-commission-soutient-la-demande-de-litalie-en-faveur-dune-flexibilite-budgetaire-pour-la-defense-et-lenergie-dans-la-limite-totale-de-15-du-pib-142785