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L'Italia pronta a riattivare il carbone in caso di impennata dei prezzi del gas

Di fronte alla persistente volatilità dei mercati energetici, l’Italia sta valutando una misura eccezionale: la riattivazione temporanea di centrali a carbone in caso di forte aumento del prezzo del gas. Questa opzione verrebbe presa in considerazione qualora i prezzi superassero una soglia critica di circa 70 euro per MWh. Questa ipotesi illustra la complessità degli arbitraggi energetici cui sono confrontati gli Stati europei. Da un lato, gli impegni climatici impongono una riduzione progressiva dell’utilizzo delle fonti fossili. Dall’altro, la sicurezza dell’approvvigionamento rimane una priorità assoluta, in particolare in un contesto geopolitico instabile.

Il carbone, pur essendo fortemente emettitore di CO, presenta un vantaggio considerevole: la sua disponibilità e la capacità di produrre elettricità in modo programmabile. A differenza delle energie rinnovabili intermittenti, permette di rispondere rapidamente alle variazioni della domanda, rendendolo una soluzione di ultima istanza in caso di tensioni sul sistema elettrico. L’Italia aveva tuttavia avviato un processo di uscita dal carbone, inizialmente previsto per il 2025. Questo calendario è già stato posticipato al 2038, a testimonianza delle difficoltà nel conciliare transizione energetica e sicurezza dell’approvvigionamento.

La possibilità di riattivare alcune centrali si inscrive in una logica di precauzione. Non rimette in discussione gli obiettivi di decarbonazione a lungo termine, ma sottolinea la necessità di disporre di soluzioni di riserva di fronte alle incertezze del mercato energetico.

Questa strategia solleva tuttavia interrogativi. Potrebbe inviare un segnale contraddittorio agli investitori nelle energie rinnovabili e rallentare gli sforzi di transizione. Mette inoltre in evidenza la persistente dipendenza dell’Italia dalle importazioni di gas, che costituisce un fattore di vulnerabilità strutturale. Al tempo stesso, questa situazione accelera la riflessione sulle alternative. Lo sviluppo delle rinnovabili, delle capacità di stoccaggio e delle interconnessioni appare come una priorità per ridurre la dipendenza dalle fonti fossili.

La questione del ricorso al carbone mette così in luce le tensioni intrinseche alla transizione energetica. Tra imperativi ambientali ed esigenze di sicurezza, gli Stati devono navigare in un ambiente incerto, in cui le scelte di breve termine possono avere conseguenze durature.

Fonte: https://balkangreenenergynews.com/italy-may-revive-coal-plants-if-gas-price-hits-eur-70-per-mwh/