Il governo italiano, guidato dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha annunciato un aumento sostanziale del bilancio destinato alla difesa e alla sicurezza per l’anno 2026, portandolo al 2,8% del prodotto interno lordo (PIL). Questo incremento, che rappresenta una progressione di 0,71 punti percentuali rispetto all’anno precedente, si inserisce nel quadro dei nuovi obiettivi fissati dalla NATO. Gli alleati dell’alleanza atlantica si sono infatti impegnati a portare le proprie spese militari al 5% del PIL entro il 2035, di cui il 3,5% destinato a equipaggiamenti e forze e l’1,5% a settori connessi come la sicurezza e le infrastrutture. Questa decisione italiana risponde anche alle pressioni ricorrenti degli Stati Uniti, che, sotto la presidenza di Donald Trump, non hanno cessato di esortare i membri europei della NATO a rafforzare il proprio contributo finanziario alla difesa comune.
Al di là di questo semplice impegno quantificato, la Meloni ha approfittato dell’annuncio per portare avanti una riflessione strategica all’interno dell’Alleanza, chiedendo una profonda revisione delle priorità in materia di armamenti. Basandosi sugli insegnamenti tratti dal conflitto in Ucraina, ha sottolineato che la natura della potenza militare sta cambiando radicalmente. Il ricorso massiccio e sistematico ai droni sul campo di battaglia ha dimostrato l’inefficacia relativa degli armamenti tradizionali di fronte a tecnologie più agili e decisamente meno costose. Per sostenere la sua tesi, ha citato l’esempio lampante di carri armati moderni, dal valore di diversi milioni di euro, che vengono regolarmente messi fuori combattimento da droni il cui costo unitario si aggira intorno ai 20.000 euro. Questo divario di prezzo colossale, secondo lei, invalida l’approccio classico che misura la potenza militare in base al volume di equipaggiamenti pesanti e di soldati.
La Presidente del Consiglio italiano ha inoltre attirato l’attenzione su una mutazione sociologica nel reclutamento e nella formazione dei combattenti, menzionando paesi che ora addestrano giovani abituati ai videogiochi al pilotaggio di droni a distanza, preparando così una generazione di soldati per conflitti futuri. Ha insistito sul fatto che l’Occidente deve impegnarsi in questo dibattito sul futuro della guerra, pena il ritrovarsi in una situazione di inferiorità tecnologica e tattica. Questa posizione italiana sarà ufficialmente portata al prossimo vertice NATO che si terrà a luglio ad Ankara.
Questa dinamica italiana si inserisce in un movimento più ampio di rafforzamento delle capacità di difesa in Europa. Paesi del fianco orientale della NATO, come Polonia e Bulgaria, hanno annunciato aumenti significativi dei propri bilanci, alcuni mirando all’obiettivo del 5% ben prima della scadenza del 2035. Inoltre, il Regno Unito sta attraversando una crisi politica su questo tema, con le dimissioni del Segretario di Stato per la Difesa, John Healey, che ha accusato il governo di non allocare le risorse ritenute necessarie di fronte alla recrudescenza delle minacce. Infine, la strategia americana, come enunciata dal Pentagono, incoraggia chiaramente i partner europei ad assumersi la responsabilità principale della propria difesa, con un sostegno americano limitato, il che aumenta la pressione sui paesi del Vecchio Continente affinché aumentino e riorientino i loro investimenti militari.