L’Italia arriva al termine del proprio Piano nazionale di ripresa e resilienza con un volume di investimenti senza precedenti, ma anche con interrogativi sui risultati ottenuti in alcuni settori chiave. Secondo un’analisi pubblicata da Milano Finanza, le politiche dedicate all’energia e ai trasporti sono tra i settori in cui lo scarto tra le ambizioni iniziali e gli effetti osservati resta il più evidente.
Il bilancio finanziario è tuttavia considerevole. Secondo le cifre citate dal quotidiano economico, lo Stato italiano aveva ricevuto nove pagamenti del PNRR fino a giugno 2026, per un importo cumulato di 166 miliardi di euro. A questa somma si aggiungono le spese legate al Superbonus, stimate a circa 132 miliardi di euro dall’ENEA. In pochi anni, l’economia italiana è stata dunque alimentata da un volume eccezionale di risorse pubbliche.
Il PNRR era stato precisamente concepito per trasformare questa capacità finanziaria in investimenti strutturali, in particolare nella transizione ecologica e nelle infrastrutture. Sulla carta, l’energia doveva costituire uno dei grandi beneficiari di questa trasformazione. Il piano prevede così investimenti nelle rinnovabili, nell’efficienza energetica, nelle reti e nelle infrastrutture necessarie alla decarbonizzazione del sistema italiano.
Progressi sono effettivamente visibili. Il ministero italiano dell’Ambiente indica che nei primi otto mesi del 2026 sono stati emessi 308 pareri di valutazione ambientale per progetti rinnovabili che rappresentano circa 19,5 GW e più di 36 miliardi di euro di investimenti. Questi dati testimoniano un’accelerazione delle procedure e dello sviluppo delle capacità di produzione rinnovabile.
Ma l’accelerazione degli impianti non significa automaticamente una riduzione dei costi per i consumatori. Nonostante gli investimenti realizzati, le imprese italiane continuano a far fronte a prezzi dell’elettricità elevati rispetto al resto d’Europa. Il giornale sottolinea così la difficoltà di tradurre gli investimenti nelle infrastrutture energetiche in benefici immediati sulle bollette.
I trasporti costituiscono l’altro grande cantiere. Una parte importante dei finanziamenti del PNRR è stata consacrata alle infrastrutture ferroviarie, con in particolare la modernizzazione delle linee ad alta velocità, delle reti regionali e dei collegamenti del Mezzogiorno. Il piano prevede également il rafforzamento dei nodi ferroviari, l’elettrificazione di alcune linee e il miglioramento della loro resilienza.
Anche in questo caso, lo scarto tra investimenti ed esperienza quotidiana alimenta il dibattito. Milano Finanza riferisce che un dossier dedicato alla puntualità ferroviaria nel 2026 segnalava ritardi importanti tra i treni ad alta velocità, mentre il governo mette in evidenza il miglioramento delle prestazioni della rete. Si tratta dunque meno di mettere in discussione gli investimenti stessi che di misurare la loro capacità di produrre rapidamente un miglioramento percepibile del servizio.
La Commissione europea aveva già identificato la questione dell’attuazione come una sfida centrale per l’Italia. Nella sua valutazione, insisteva in particolare sulla necessità di accelerare l’esecuzione delle riforme e degli investimenti prima della scadenza del dispositivo, rafforzando al tempo stesso le capacità amministrative, in particolare a livello locale.
Il caso italiano illustra così un problema più ampio delle politiche di investimento massiccio: mobilitare i fondi costituisce una prima tappa, ma la loro efficacia si misura soprattutto nel tempo. Reti elettriche più performanti, energia meno cara, treni più affidabili e infrastrutture meglio collegate sono gli indicatori che permetteranno infine di giudicare la trasformazione avviata. Per l’Italia, la vera posta in gioco comincia dunque nel momento in cui i grandi cantieri finanziati dal PNRR devono produrre i loro effetti economici e territoriali.