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Dossier Energia
Costruire insieme la sovranità energetica europea: il contributo della cooperazione franco-italiana
Le interconnessioni elettriche franco-italiane: un’opportunità per entrambi i Paesi

Articolo di Adrien GUYOT

Il 4 agosto 2023, dopo oltre dieci anni di studi, negoziati e cantieri transalpini, la linea di interconnessione elettrica Savoia-Piemonte è finalmente entrata in servizio a pieno regime. Interamente sotterranea, lunga 190 km e con una capacità di 1.200 MW, costituisce una vera e propria prodezza tecnica (e addirittura una prima mondiale su questa scala!)

Questo progetto, guidato da RTE e Terna, aumenta del 40% la capacità di scambio tra Francia e Italia, portando il potenziale massimo di scambio a 4.450 MW.

Lungi dall’essere una semplice infrastruttura tecnica, costituisce una leva per la sovranità energetica, la stabilità delle reti e la valorizzazione economica. Facilita inoltre l’integrazione delle energie rinnovabili, rendendo i sistemi più flessibili, resilienti e interconnessi.

Questa infrastruttura si inserisce negli obiettivi del Trattato del Quirinale, firmato nel 2021, e più in generale nella dinamica europea di costruzione di un mercato unico dell’elettricità, leva essenziale per garantire la transizione energetica di un continente ancora fortemente dipendente dalle energie fossili importate.

Una cooperazione energetica di lunga data al servizio di un mercato europeo sempre più integrato

I collegamenti elettrici tra Francia e Italia risalgono a diversi decenni fa.

Già negli anni ’60 sono stati realizzati diversi collegamenti transalpini, in particolare la linea in corrente continua Venaus-Villarodin, che consentiva già lo scambio di energia elettrica attraverso le Alpi. Queste infrastrutture sono state progressivamente potenziate nel corso del tempo, in un’ottica di solidarietà stagionale: in inverno, la Francia poteva sostenere l’Italia grazie al suo parco nucleare e idraulico; in estate, l’Italia forniva puntualmente volumi provenienti dalla sua produzione solare o termica.

Questi scambi sono diventati strutturanti nel quadro del mercato integrato dell’elettricità sviluppato a partire dagli anni ’90. Quest’ultimo si basa su un coordinamento dei mercati nazionali tramite aste implicite. In concreto, le capacità di interconnessione sono assegnate in funzione delle esigenze reali del mercato: i paesi in surplus (come la Francia) vendono la loro elettricità ai paesi in deficit (come l’Italia), a un prezzo che riflette lo stato dell’offerta e della domanda.

Questo meccanismo consente di creare quello che viene chiamato un “foisonnement” a livello continentale: la diversità delle fonti di produzione e dei regimi di consumo (idraulico scandinavo, solare iberico, nucleare francese, ecc.) viene messa in comune, il che limita i picchi di tensione, ottimizza l’utilizzo delle energie rinnovabili e riduce così la necessità di centrali fossili supplementari.

Questa logica contribuisce alla convergenza dei prezzi dell’elettricità e a una maggiore sicurezza dell’approvvigionamento. Secondo l’Agenzia europea per la cooperazione dei regolatori dell’energia (ACER), il proseguimento dell’integrazione dei mercati potrebbe generare fino a 34 miliardi di euro di risparmi per i consumatori europei ogni anno.

Francia e Italia: due situazioni complementari

La Francia e l’Italia hanno situazioni energetiche molto diverse, ma perfettamente complementari.

Nel 2023 la Francia è tornata ad essere un esportatore netto di energia elettrica, con 89 TWh esportati: un record storico. L’Italia rappresenta da sola oltre il 30% di queste esportazioni, pari a circa 22,3 TWh. Questo ritorno dell’eccedenza francese è dovuto a diversi fattori: la rimessa in servizio del parco nucleare dopo la risoluzione dei problemi di corrosione sotto sforzo, la crescita delle energie rinnovabili e la debole dinamica dell’elettrificazione degli usi (trasporti, riscaldamento residenziale e terziario, industria).

Il risultato è che la Francia si ritrova regolarmente in situazione di sovrapproduzione, che la costringe a svendere o cancellare la propria energia elettrica, con costi significativi per gli operatori e persino per le finanze pubbliche. L’esportazione diventa quindi una soluzione di valorizzazione imprescindibile.

Da parte sua, l’Italia rimane strutturalmente dipendente dalle importazioni, in particolare a causa della chiusura del suo parco nucleare dopo il 1987 e dell’importanza della produzione elettrica a gas (circa il 40% del mix). Questa dipendenza energetica esterna indebolisce il suo equilibrio di bilancio e appesantisce la bolletta delle famiglie e delle imprese, soprattutto in un contesto di volatilità dei prezzi del gas.

Anche il significativo divario dei prezzi all’ingrosso tra i due paesi gioca un ruolo importante. Nel 2024, la Francia beneficiava di un prezzo spot medio di 58 €/MWh, mentre l’Italia pagava circa 109 €/MWh, ovvero un livello superiore del 50%. Questo divario si è addirittura ampliato all’inizio del 2025, quando l’Italia ha raggiunto i 136 €/MWh, contro i 94,5 €/MWh della Francia, rafforzando l’interesse strategico degli scambi transfrontalieri di energia elettrica.

Le interconnessioni consentono quindi a Roma di ridurre la sua dipendenza e accelerare la decarbonizzazione, garantendo al contempo un prezzo più stabile per i consumatori.

Un progetto industriale ambizioso e strategico

Il progetto di interconnessione Savoia-Piemonte è un modello di cooperazione tra imprese francesi e italiane. Diversi attori hanno svolto un ruolo importante:

  • Terna (gestore della rete italiana) e RTE (Réseau de Transport d’Électricité) hanno condotto congiuntamente gli studi tecnici, l’integrazione nelle reti nazionali e le procedure di autorizzazione. Ciascuno ha investito circa 500 milioni di euro in questa infrastruttura di grande portata.
  • Il progetto ha coinvolto importanti aziende di entrambi i paesi: Prysmian (Italia) ha fornito i cavi ad alta tensione, GE Grid Solutions (Francia/Stati Uniti) ha progettato le stazioni di conversione, mentre Vinci Energies, Tractebel, SPIE, Cebat e Gauthey hanno lavorato alla posa, allo scavo e ai collegamenti finali.

Il progetto è tanto più notevole in quanto è interamente sotterraneo, una prima mondiale per un collegamento di questa lunghezza e potenza. Ciò ha permesso di limitare l’impatto paesaggistico e ambientale, ma ha reso i lavori più complessi, soprattutto in zona montana.

Va inoltre sottolineato il ruolo chiave della Banca europea per gli investimenti (BEI) nel finanziamento del progetto, che ha concesso un prestito di diverse centinaia di milioni di euro a Terna per finanziare la parte italiana del progetto. Questo sostegno conferma l’interesse strategico che l’interconnessione riveste per l’Unione europea. Dimostra inoltre l’utilità di questa istituzione nel finanziamento di infrastrutture transnazionali strategiche, spesso troppo onerose per essere sostenute dai soli bilanci nazionali, soprattutto in periodi di rigore di bilancio.

In un contesto di restrizioni finanziarie pubbliche, questi investimenti nelle interconnessioni appaiono come spese per il futuro: limitano i costi futuri di flessibilità, migliorano la competitività dell’elettricità a basse emissioni di carbonio e stimolano l’occupazione industriale lungo tutta la catena del valore.

Il progetto Piemonte-Savoia ne è un ottimo esempio, dimostrando che un tale investimento è redditizio e genera effetti di trascinamento sulle filiere industriali locali.

E domani? Nuove interconnessioni per consolidare l’Europa dell’energia

La linea Savoia-Piemonte è solo una tappa di un più ampio movimento di intensificazione delle interconnessioni in Europa.

In Francia sono allo studio o in fase di realizzazione diversi progetti importanti con l’obiettivo di raddoppiare la capacità di scambio entro il 2035.

  • Il progetto Golfo di Biscaglia (Francia-Spagna), previsto per il 2028, con una capacità da 2 a 5 GW
  • Il rafforzamento dei collegamenti con il Regno Unito (IFA2, ElecLink).
  • Progetti verso la Germania o la Svizzera, in particolare per assorbire le variazioni delle energie rinnovabili.

L’Italia, dal canto suo, ambisce a diventare un futuro hub energetico mediterraneo. Sta investendo massicciamente nei collegamenti con i Balcani, la Tunisia (interconnessione Elmed) e la Grecia e sta modernizzando il suo collegamento con la Sardegna e la Corsica (SACOI 3). Il suo gestore Terna prevede oltre 18 miliardi di euro di investimenti nelle reti entro il 2030.

Tutti questi progetti beneficiano del sostegno dell’Unione europea, attraverso i Progetti di Interesse Comune (PIC), i fondi di coesione o il quadro REPowerEU. L’UE non solo finanzia i lavori, ma accompagna anche la costruzione normativa e tecnica di un mercato comune, attraverso i codici di rete elaborati da ENTSO-E e ACER.

Conclusione: opportunità da consolidare

Il progetto di interconnessione Savoia-Piemonte incarna la nuova generazione di infrastrutture europee: più sobrie, più intelligenti, meglio integrate nei territori e nel mercato comune.

È allo stesso tempo un simbolo di cooperazione industriale, una risposta concreta alle sfide energetiche del continente e una grande opportunità economica.

Per la Francia, questi progetti consentono di valorizzare il proprio surplus a basse emissioni di carbonio evitando perdite economiche. Per l’Italia, rappresentano una garanzia contro la volatilità dei prezzi e una progressiva riduzione della dipendenza dal gas fossile.

Altri progetti sono in cantiere, in un’Europa dell’energia ancora in fase di costruzione.

Per la Francia come per l’Italia, rafforzare le interconnessioni significa in definitiva consolidare la propria sovranità, sostenere la propria competitività e affermarsi come attori trainanti della transizione energetica europea.