Fincantieri e Saipem potrebbero compiere un nuovo passo nella loro cooperazione attorno alle tecnologie sottomarine. Mentre Fincantieri aveva tentato da circa un anno e mezzo di rilevare Sonsub, la filiale di Saipem specializzata nella robotica sottomarina, i due gruppi italiani sembrano ormai privilegiare un’altra soluzione: la creazione di una joint-venture dedicata ad alcune tecnologie del settore underwater. L’obiettivo sarebbe quello di riunire le competenze tecnologiche di Saipem e le capacità industriali di Fincantieri.
Sonsub costituisce un asset strategico per Saipem. La società sviluppa in particolare la gamma Hydrone, composta da robot e droni sottomarini destinati all’ispezione, alla manutenzione e alla sorveglianza delle infrastrutture offshore. Queste tecnologie permettono di realizzare alcune operazioni con maggiore autonomia, limitando in particolare il ricorso a navi di supporto e agli interventi umani in mare. Saipem ha già impiegato le sue soluzioni in diversi ambienti offshore e prosegue il loro sviluppo per applicazioni civili e militari.
Per Fincantieri, questa cooperazione si inserisce in una strategia molto più ampia di costituzione di un polo nazionale dedicato al settore sottomarino. Il gruppo ha annunciato a luglio un insieme di quattro acquisizioni che rappresentano circa 600 milioni di euro, con in particolare NextGeo, WSense, Graal Tech e Defcomm. Queste operazioni devono permettergli di coprire diversi segmenti complementari: cartografia ed esplorazione dei fondali marini, comunicazioni sottomarine, droni, sistemi autonomi e piattaforme navali.
La logica di Fincantieri consiste quindi nel superare la sua attività storica di costruzione navale per diventare un integratore di tecnologie sottomarine. Il gruppo stima che questo settore rappresenti un mercato mondiale considerevole, valutato a circa 400 miliardi di euro. Le applicazioni sono molteplici: difesa, protezione delle infrastrutture critiche, cavi sottomarini, energia offshore, ispezione degli impianti e sorveglianza dei fondali marini.
La creazione di una struttura comune con Saipem permetterebbe di completare questo dispositivo senza necessariamente procedere a un’acquisizione di Sonsub. Le due imprese potrebbero così conservare le rispettive strutture mettendo in comune alcune tecnologie, competenze e prodotti. Per Fincantieri, questa formula presenterebbe inoltre l’interesse di integrare direttamente le soluzioni robotiche di Saipem nella sua offerta di sistemi sottomarini.
La posta in gioco è particolarmente importante mentre i fondali marini assumono una dimensione strategica crescente. Le infrastrutture energetiche, i cavi di telecomunicazioni e gli impianti offshore sono diventati asset critici la cui sorveglianza necessita tecnologie sempre più autonome. In ambito militare, il sottomarino resta inoltre uno degli spazi in cui le capacità di discrezione e di intervento sono particolarmente importanti.
Saipem dispone di un vantaggio tecnologico nella robotica sottomarina. Il suo programma Hydrone comprende in particolare Hydrone-R, utilizzato per operazioni di intervento, Hydrone-W, un robot elettrico telecomandato, e FlatFish, un veicolo autonomo destinato in particolare a missioni di ispezione. Il gruppo sviluppa inoltre soluzioni destinate a ridurre i costi e l’impronta ambientale delle operazioni offshore.
La futura alleanza tra i due gruppi potrebbe quindi dare vita a un nuovo attore italiano capace di proporre un’offerta integrata, dalla robotica e dall’ispezione fino alle piattaforme e ai sistemi sottomarini. Si inserirebbe in una dinamica più ampia di consolidamento europeo del settore, mentre gli industriali cercano di mettere in comune le loro capacità di fronte a una domanda crescente nella difesa e nella protezione delle infrastrutture critiche.