Di Adrien GUYOT
Nel 2025 l’Italia ha raggiunto un traguardo fondamentale. Roma ha lanciato un nuovo bando di gara nell’ambito del MACSE (Meccanismo di Approvvigionamento di Capacità di Stoccaggio Elettrico), con un obiettivo esplicito: ampliare la capacità di accumulo entro il 2030, attraverso contratti a lungo termine che offrono una forte visibilità agli investitori. Questa scelta riflette un orientamento strategico consapevole: rendere lo stoccaggio un pilastro centrale del sistema elettrico italiano.
Lungi dall’essere un semplice strumento ausiliario, il Battery Energy Storage System (BESS) si impone ormai come una leva fondamentale per la sovranità energetica, la stabilità delle reti e l’ottimizzazione economica. Il rapido e continuo calo dei costi delle batterie, associato al boom del solare e dell’eolico, trasforma lo stoccaggio in un elemento indispensabile della transizione energetica, sia in Europa che nel resto del mondo.
Di fronte a questa dinamica, i percorsi italiano e francese appaiono contrastanti. Mentre l’Italia sta strutturando un quadro volontaristico e innovativo per accelerare la diffusione del BESS, la Francia avanza con maggiore cautela, facendo affidamento ancora in larga misura sui suoi punti di forza storici (nucleare, idraulico).
In questo contesto, il Trattato del Quirinale offre un quadro politico pertinente per superare queste divergenze. Sulla scia del suo ruolo trainante nello sviluppo delle interconnessioni elettriche, potrebbe diventare una leva di coordinamento strategico per rafforzare il ruolo dello stoccaggio e migliorare la coerenza del sistema elettrico europeo.
Il BESS diventa un’opportunità strategica decisiva per i sistemi elettrici in tutto il mondo
A lungo limitato a usi marginali (i cosiddetti servizi di sistema), il Battery Energy Storage System (BESS) sta oggi vivendo un rapido cambiamento di scala. Questo cambiamento è dovuto alla convergenza di tre dinamiche strutturali: il crollo dei costi, la rapida evoluzione delle tecnologie e la profonda trasformazione dei sistemi elettrici sotto l’effetto dell’integrazione massiccia delle rinnovabili.
Nell’ultimo decennio, i costi dei sistemi di accumulo a batteria hanno subito un calo molto significativo, trainato dai volumi, dalle economie di scala e dall’adozione di tecnologie meno costose. Secondo i dati di Ember, il costo delle batterie installate è diminuito molto rapidamente e il 2024 è stato segnato da una riduzione di circa il 40% dei costi delle attrezzature rispetto al 2023. Questa dinamica al ribasso è proseguita nel 2025, con costi complessivi dei sistemi utility-scale stimati intorno ai 125 $/kWh e un costo livellato di stoccaggio (LCOS) sceso a circa 65 $/MWh.
Questo calo è il risultato dell’effetto combinato di diversi fattori: aumento della durata delle batterie, tassi di utilizzo più elevati grazie allo “stacking” dei ricavi e riduzione del costo del capitale consentita da quadri di riferimento per bandi a lungo termine. Il BESS vede così la sua competitività superare i soli mercati dei servizi di sistema e si sta affermando in un numero crescente di aree geografiche in tutto il mondo.
Questa traiettoria è strettamente legata all’evoluzione della chimica delle batterie. Il boom delle tecnologie Litio Ferro Fosfato (LFP) ha consentito una riduzione significativa dei costi, limitando al contempo la dipendenza da alcuni metalli critici. Allo stesso tempo, attori industriali come la cinese CATL stanno lavorando all’industrializzazione delle batterie al sodio-ione, senza litio, aprendo la strada a ulteriori riduzioni dei costi e a una diminuzione dei rischi geopolitici legati alle catene di approvvigionamento.
Infine, il BESS si sta affermando come un elemento indispensabile per l’integrazione delle energie rinnovabili variabili. Man mano che il solare e l’eolico raggiungono livelli di penetrazione elevati, gli squilibri tra produzione e consumo diventano strutturali: surplus a metà giornata, deficit la sera, maggiore volatilità dei prezzi di mercato. Lo stoccaggio tramite batterie fornisce una risposta diretta a queste tensioni offrendo:
- flessibilità infragiornaliera,
- un livellamento dei picchi di produzione,
- una maggiore valorizzazione economica dell’energia solare ed eolica,
- un contributo crescente alla sicurezza dell’approvvigionamento,
- e, in alcuni casi, un’alternativa temporanea al potenziamento delle reti.
In questo nuovo paradigma, il BESS non sostituisce né le reti, né le interconnessioni, né le capacità controllabili. Diventa invece un complemento strategico, ottimizzando il funzionamento del sistema elettrico e riducendo i costi sistemici della transizione energetica.
Due dottrine energetiche contrastanti: volontarismo italiano, prudenza francese
Sebbene la riduzione dei costi e la maturità tecnologica del BESS costituiscano una tendenza globale, le risposte nazionali rimangono profondamente differenziate. A questo proposito, l’Italia e la Francia illustrano oggi due dottrine energetiche distinte, sia per quanto riguarda il ritmo che il ruolo assegnato allo stoccaggio tramite batterie.
In Italia, lo stoccaggio in batterie è ormai pienamente integrato nella pianificazione del sistema elettrico. Sotto l’impulso di Terna, il gestore della rete di trasporto, Roma ha scelto un’implementazione massiccia e strutturata del BESS attraverso il MACSE (Meccanismo di Approvvigionamento di Capacità di Stoccaggio Elettrico).
I bandi di gara MACSE mirano al dispiegamento di circa 50 GWh di capacità di stoccaggio entro il 2030, pari a 7-8 GW di potenza installata. La prima edizione, organizzata nel 2025, ha esplicitamente orientato i volumi verso il sud Italia, la Sicilia e la Sardegna, zone caratterizzate da una forte penetrazione delle energie rinnovabili e da interconnessioni limitate.
Al di là dei volumi, vi è un ulteriore aspetto significativo: i progetti selezionati presentano tempi di scarica lunghi, in media 6-7 ore, molto superiori agli standard storicamente osservati sui mercati dei servizi di sistema. Questo orientamento riflette una logica consapevole di sicurezza dell’approvvigionamento e di copertura degli squilibri giornalieri, in particolare quelli legati al solare. Anche l’effetto scala gioca un ruolo chiave. Enel Green Power concentra da sola circa due terzi dei volumi assegnati, pari a quasi 6,7 GWh, consentendo risparmi significativi sulla catena di approvvigionamento, la standardizzazione dei progetti e la riduzione dei costi unitari. In questo contesto, la capacità energetica (MWh) diventa economicamente più determinante della sola potenza (MW).
Infine, questa dinamica è rafforzata dall’evoluzione del quadro di mercato italiano. Le riforme del Testo Integrato del Dispacciamento Elettrico (TIDE) modificano le regole di dispacciamento e rafforzano i segnali di localizzazione, aumentando il valore di mercato dello stoccaggio al di là dei soli meccanismi di capacità. Il BESS si impone così come un bene sia regolamentato che commerciabile, al centro del funzionamento del sistema elettrico italiano.
La situazione francese è sensibilmente diversa. Attualmente, la Francia dispone di circa 1-2 GWh di batterie installate, corrispondenti a una potenza dell’ordine di 1-1,1 GW alla fine del 2024, un rapido aumento rispetto ai meno di 50 MW di cinque anni fa, ma ancora molto al di sotto dei volumi previsti dall’Italia. Questa differenza è in gran parte dovuta alla struttura stessa del sistema elettrico francese, la cui flessibilità si basa principalmente sulle risorse esistenti:
- circa 5 GW di STEP (stazioni di trasferimento di energia tramite pompaggio), che rappresentano quasi 100 GWh di accumulo energetico,
- una rete di trasporto molto capillare gestita da RTE,
- oltre 15 GW di capacità di interconnessione,
- e un parco nucleare controllabile, a basse emissioni di carbonio e in grado di modulare la produzione.
In questo contesto, il BESS occupa logicamente un ruolo più mirato. È riconosciuto come uno strumento essenziale per i servizi di sistema, ma non ancora come un’infrastruttura critica del sistema elettrico.
Ciò si riflette nella pianificazione: la Programmazione pluriennale dell’energia (PPE) riconosce l’interesse dello stoccaggio, ma non fissa, in questa fase, alcun obiettivo quantificato per l’implementazione del BESS, riflettendo una strategia prudente e incrementale. Tanto più che la profondità di mercato del BESS è più limitata in Francia. La minore volatilità dei prezzi all’ingrosso, i minori scarti temporali e spaziali, nonché un quadro di mercato che smorza fortemente i segnali riducono il potenziale di ricavi al di fuori dei servizi di sistema. Di conseguenza, i modelli di business basati sull’arbitraggio, lo stacking di servizi o la valorizzazione locale della flessibilità sono strutturalmente meno attraenti che in Italia.
Nonostante questi limiti, il BESS si sta già affermando come una risorsa essenziale in entrambi i paesi, aprendo un ventaglio di opportunità industriali significative in Europa.
Il BESS, nuovo catalizzatore industriale?
Al di là del suo ruolo sistemico, il BESS, combinato con altre risorse di produzione o di consumo, consente di creare modelli economici solidi e diversificati. Emergono due dinamiche strutturanti: l’ibridazione tecnologica e lo stacking dei ricavi.
L’ibridazione consiste nell’associare un sistema di accumulo a un’unità di produzione esistente o nuova (solare, eolica o persino nucleare) al fine di migliorarne il valore economico e il contributo al sistema elettrico.
In Francia, diversi sviluppatori stanno ora integrando le batterie direttamente nella progettazione delle centrali solari o eoliche. Attori come TotalEnergies o EDF Renouvelables stanno realizzando progetti ibridi che consentono di:
- uniformare la produzione,
- limitare i vincoli di allacciamento,
- e ottimizzare i ricavi tramite un’immissione differita di elettricità.
Questa logica è particolarmente rilevante nelle zone in cui la rete diventa un fattore limitante: il BESS consente quindi di aumentare la capacità installata senza rafforzare immediatamente le infrastrutture.
In Italia, l’ibridazione riveste un valore ulteriormente strategico. Il solare sta vivendo una rapida crescita, soprattutto nel sud del Paese, dove le congestioni di rete sono frequenti. Gruppi come Enel Green Power stanno quindi sviluppando progetti che combinano fotovoltaico e batterie, concepiti fin dall’inizio come asset flessibili, in grado di rispondere alle esigenze del gestore di rete massimizzando al contempo il valore di mercato dell’elettricità prodotta.
Nello stesso spirito, l’altra importante trasformazione apportata dal BESS è la possibilità di cumulare più flussi di reddito (revenue stacking), rafforzando notevolmente l’attrattiva economica dei progetti.
Un unico sistema di accumulo a batterie può quindi:
- partecipare ai mercati dell’energia (arbitraggio giornaliero),
- fornire servizi di sistema (regolazione della frequenza, riserva)
- contribuire al meccanismo di capacità,
- e rispondere alle richieste di flessibilità monitorate dal gestore della rete
Questa capacità gioca un ruolo chiave nella competitività dei progetti. Diversificando le fonti di reddito, riduce l’esposizione a un unico mercato e migliora la visibilità a lungo termine, condizione essenziale per attrarre finanziamenti e ridurre il costo del capitale (fattore principale alla base del costo dei progetti energetici a basse emissioni di carbonio, sia rinnovabili che nucleari).
Combinate, l’ibridazione e lo stacking consentono quindi di superare la classica opposizione tra energie intermittenti e produzione controllabile: i progetti che combinano energia solare, eolica e stoccaggio raggiungono ora profili di produzione vicini al baseload, particolarmente adatti alle esigenze industriali o ai contratti a lungo termine (PPA).
Questa evoluzione apre prospettive significative per la decarbonizzazione dell’industria, ma anche per la sovranità energetica europea. Avvicinando produzione, stoccaggio e controllo digitale, il BESS diventa un elemento strutturale dell’industria, al crocevia tra sfide energetiche, industriali e tecnologiche.
Il BESS, leva di competitività industriale nella strategia energetica europea
La diffusione massiccia dei sistemi di accumulo a batterie si impone ormai come un fattore determinante per la competitività industriale. In un contesto di maggiore volatilità dei prezzi dell’elettricità, crescenti vincoli sulle reti e concorrenza internazionale acuita, la capacità di garantire un’elettricità decarbonizzata, gestibile ed economicamente prevedibile diventa un vantaggio strategico fondamentale per le economie europee, come già evocato da Draghi nella sua relazione del 2024.
A livello dell’Unione europea, il BESS è quindi riconosciuto come un elemento chiave della transizione energetica. La Commissione europea lo ha esplicitamente integrato in particolare nel piano REPowerEU e nella riforma del mercato dell’elettricità adottata nel 2024:
Lo stoccaggio è identificato come uno strumento indispensabile per:
- accelerare l’integrazione delle energie rinnovabili,
- ridurre la dipendenza dalle centrali fossili di picco,
- e limitare l’esposizione delle industrie europee agli shock dei prezzi.
Allo stesso tempo, l’Unione sostiene lo sviluppo di una catena del valore industriale europea delle batterie, in particolare attraverso strumenti come l’IPCEI Batteries e il Net-Zero Industry Act.
La sfida è duplice: evitare una dipendenza strategica dai fornitori extraeuropei e allo stesso tempo catturare il valore aggiunto industriale legato allo stoccaggio stazionario, distinto ma complementare alla mobilità elettrica.
Conclusione: rendere lo stoccaggio un pilastro operativo della sovranità energetica europea
Di fronte alla crescente importanza delle energie rinnovabili, alla persistente volatilità dei prezzi dell’elettricità e alle tensioni sulle catene di approvvigionamento, la capacità di integrare rapidamente e massicciamente lo stoccaggio sta diventando un fattore di differenziazione tra gli Stati membri.
La divergenza dei percorsi d’Italia e Francia illustrano due letture complementari di questa trasformazione. Mentre la Francia procede ancora con cautela, l’Italia ha scelto un’implementazione rapida e consapevole, utilizzando il BESS come strumento centrale per stabilizzare il proprio sistema elettrico e aumentare l’attrattiva industriale. Queste differenze non costituiscono un ostacolo, ma un’opportunità di convergenza strategica.
In questo contesto, il Trattato del Quirinale offre un quadro politico pertinente per superare gli approcci nazionali e strutturare una cooperazione pragmatica: condivisione delle esperienze, allineamento dei quadri di mercato, sviluppo congiunto di progetti ibridi e sostegno coordinato alla nascita di una catena del valore industriale europea dello stoccaggio. Una tale dinamica rafforzerebbe la capacità d’Italia e Francia di influire sulla definizione delle priorità portate avanti dalla Commissione europea, in particolare nell’attuazione del Net-Zero Industry Act e della riforma del mercato dell’elettricità.
In un momento in cui la transizione energetica entra in una fase di attuazione industriale, il BESS appare quindi come uno strumento di politica pubblica a tutti gli effetti. Articolando le loro strategie, l’Italia et la Francia possono contribuire a rendere lo stoccaggio non solo un acceleratore della transizione, ma anche un pilastro della competitività e dell’autonomia strategica europee.