L’Europa mira all’indipendenza nella produzione dei microchip

È stato presentato il Chips Act  il testo legislativo pensato per ridare slancio alla produzione di microprocessori in Europa. Il commissario all’industria e al mercato unico Thierry Breton ha tratteggiato l’obiettivo del testo: garantire all’Europa maggiore autonomia dall’Asia nella produzione di semiconduttori, ed usare nel caso strumenti politici per garantire la sicurezza di approvvigionamento, in linea con il Defense Production Act americano. I microprocessori sono ormai cruciali nell’industria e nei servizi, e saranno centrali nella doppia transizione digitale e ambientale. La scelta di Bruxelles rientra nell’obiettivo di rafforzare l’autonomia strategica e di proteggere le catene di valore, potendo imporre agli investitori e alle imprese le condizioni europee, ma la corsa all’indipendenza dalle forniture asiatiche ha anche un risvolto geopolitico: punta ad evitare che una escalation della crisi tra Taiwan (il primo produttore al mondo di microchip) e la Cina possa tradursi nel giro di poche settimana in un blocco delle attività per le aziende europee. 

Il pacchetto dal valore di oltre 43 miliardi di euro, tra investimenti pubblici e privati, europei e nazionali, mira a raddoppiare la quota di mercato globale Ue nella produzione di chip entro il 2030. Un volume più o meno pari a quello messo in campo dagli Stati Uniti per sostenere l’industria americana e che potrebbe portare una megafonderia anche in Italia 

Al momento l’Europa pesa per appena il 10% della produzione mondiale di chips. L’obiettivo di Bruxelles è di arrivare al 20% entro il 2030.

Fonte Sole 24 Ore:  Beda Romano

Messaggero: Gabriele Rosana

È stato presentato il Chips Act  il testo legislativo pensato per ridare slancio alla produzione di microprocessori in Europa. Il commissario all’industria e al mercato unico Thierry Breton ha tratteggiato l’obiettivo del testo: garantire all’Europa maggiore autonomia dall’Asia nella produzione di semiconduttori, ed usare nel caso strumenti politici per garantire la sicurezza di approvvigionamento, in linea con il Defense Production Act americano. I microprocessori sono ormai cruciali nell’industria e nei servizi, e saranno centrali nella doppia transizione digitale e ambientale. La scelta di Bruxelles rientra nell’obiettivo di rafforzare l’autonomia strategica e di proteggere le catene di valore, potendo imporre agli investitori e alle imprese le condizioni europee, ma la corsa all’indipendenza dalle forniture asiatiche ha anche un risvolto geopolitico: punta ad evitare che una escalation della crisi tra Taiwan (il primo produttore al mondo di microchip)e la Cina possa tradursi nel giro di poche settimana in un blocco delle attività per le aziende europee. 

Il pacchetto dal valore di oltre 43 miliardi di euro, tra investimenti pubblici e privati, europei e nazionali, mira a raddoppiare la quota di mercato globale Ue nella produzione di chip entro il 2030. Un volume più o meno pari a quello messo in campo dagli Stati Uniti per sostenere l’industria americana e che potrebbe portare una megafonderia anche in Italia 

Al momento l’Europa pesa per appena il 10% della produzione mondiale di chips. L’obiettivo di Bruxelles è di arrivare al 20% entro il 2030.

Fonte Sole 24 Ore:  Beda Romano

Messaggero: Gabriele Rosana