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L’intervista di IREFI a CHRISTIAN MASSET, Ambasciatore di Francia in Italia

Sei anni in Italia : in che modo è cambiato il Paese, ai suoi occhi, in questo periodo?

Negli ultimi sei anni, l’Italia ha affrontato varie sfide importanti, che ci hanno riguardato anche a livello europeo: penso in particolare alla crisi del Covid e alla guerra in Ucraina. Ma di fronte a queste sfide epocali, l’Italia ha dimostrato la sua immensa capacità di resistenza, di resilienza e di adattamento, come dimostrano i dati sulla sua crescita e l’aumento dei suoi investimenti all’estero. E proponendo, insieme alla Francia, l’eccezionale opportunità rappresentata dalla Next Generation EU, ha agito all’interno dell’Europa per dimostrare come si possa essere solidali e autonomi in tempi di crisi. Lo stesso vale per la guerra in Ucraina, dove insieme agli altri paesi europei, siamo rimasti uniti nel sostegno a Kiev, a tutti i livelli.  E poi, naturalmente, nell’ambito delle relazioni bilaterali c’è stata l’importantissima pietra miliare del Trattato del Quirinale, che ha finalmente dato ai nostri due Paesi la cornice che ci mancava per trasformare le nostre numerose convergenze in azioni comuni in tanti settori in cui lavoriamo già insieme.

Francia e Italia. Cosa fare per superare gli effetti del “paradoxe de la proximité” ?

Questo paradosso della vicinanza consiste nel fatto che Francia e Italia sono due nazioni molto vicine, culturalmente e storicamente, e questo a volte ci porta a non fare abbastanza sforzi per conoscerci e capirci, quando in realtà siamo molto diversi. Poiché pensiamo di essere così vicini, non pensiamo di doverci conoscere meglio. Eppure, questo sforzo di capirsi e di conoscersi nei modi che fanno la nostra diversità è essenziale per lavorare davvero insieme. Per superare questo paradosso, dobbiamo innanzitutto capire che abbiamo modi diversi di funzionare: la Francia, ad esempio, è un Paese fortemente centralizzato, mentre l’Italia è policentrica; il rapporto allo Stato è anche diverso. È questo sforzo di comprensione che è essenziale, ed è del resto quello che è all’opera nel Trattato del Quirinale. L’obiettivo non è quello di imporre il modello di un Paese all’altro, ma di vedere come i punti di forza e i talenti che esistono in ognuno dei nostri territori possano essere combinati al meglio a beneficio di entrambi.

Ambassade de France en Italie

Lei è stato l’Ambasciatore francese in Italia del Trattato del Quirinale. Quali sono secondo lei le prospettive di questo accordo?

La collaborazione sul Trattato del Quirinale è stata molto dinamica da quando è entrato in vigore a febbraio. Possiamo essere orgogliosi di tutto quello che è stato già compiuto: penso in particolare alle prime consultazioni tra ministri dell’economia svolte pochi mesi fa e previste dal trattato, al primo consiglio dei giovani durante il quale è stato avviato il servizio civile italo-francese, alla firma della nostra prima tabella di marcia delle capacità nell’ambito della difesa alcuni giorni fa o alla seconda edizione del Nouveau Grand Tour, che consentirà a una centinaia di artisti italiani e francesi di svolgere delle residenze nei due Paesi.  Il Trattato del Quirinale è una pietra miliare per dare vita concretamente a questa relazione, e su questa base si possono ancora sviluppare altre cooperazioni per rendere ancora più forti entrambi i nostri paesi. C’è ancora tanto da fare ad esempio per il sostegno alle imprese italo-francesi, alle start-up, alle PMI: in questo ambito il primo acceleratore avviato da Cdp e Bpi Francia è stato un passo significativo in questa direzione.  

Cosa porterà con sé dell’Italia, nel suo impegno futuro?

C’è così tanto da ricavare da questa esperienza che è difficile elencare tutto, ovviamente. Ma prima di tutto il grande dinamismo della società italiana, che eccelle e innova in molti dei campi in cui opera, e in particolare grazie alla forza e all’impegno delle sue imprese familiari. L’Italia è uno dei pochi Paesi con eccellenze in ogni campo, dallo spazio alla biomedicina, dalle microtecnologie agli armamenti più moderni. E poi, naturalmente, l’incomparabile cultura di questo Paese in senso lato, la sua bellezza… in realtà, non è che mi porto via questi ricordi, sono proprio ciò che mi riporterà in Italia.

Sei anni in Italia : in che modo è cambiato il Paese, ai suoi occhi, in questo periodo?

Negli ultimi sei anni, l’Italia ha affrontato varie sfide importanti, che ci hanno riguardato anche a livello europeo: penso in particolare alla crisi del Covid e alla guerra in Ucraina. Ma di fronte a queste sfide epocali, l’Italia ha dimostrato la sua immensa capacità di resistenza, di resilienza e di adattamento, come dimostrano i dati sulla sua crescita e l’aumento dei suoi investimenti all’estero. E proponendo, insieme alla Francia, l’eccezionale opportunità rappresentata dalla Next Generation EU, ha agito all’interno dell’Europa per dimostrare come si possa essere solidali e autonomi in tempi di crisi. Lo stesso vale per la guerra in Ucraina, dove insieme agli altri paesi europei, siamo rimasti uniti nel sostegno a Kiev, a tutti i livelli.  E poi, naturalmente, nell’ambito delle relazioni bilaterali c’è stata l’importantissima pietra miliare del Trattato del Quirinale, che ha finalmente dato ai nostri due Paesi la cornice che ci mancava per trasformare le nostre numerose convergenze in azioni comuni in tanti settori in cui lavoriamo già insieme.

Lei è stato l’Ambasciatore francese in Italia del Trattato del Quirinale. Quali sono secondo lei le prospettive di questo accordo?

La collaborazione sul Trattato del Quirinale è stata molto dinamica da quando è entrato in vigore a febbraio. Possiamo essere orgogliosi di tutto quello che è stato già compiuto: penso in particolare alle prime consultazioni tra ministri dell’economia svolte pochi mesi fa e previste dal trattato, al primo consiglio dei giovani durante il quale è stato avviato il servizio civile italo-francese, alla firma della nostra prima tabella di marcia delle capacità nell’ambito della difesa alcuni giorni fa o alla seconda edizione del Nouveau Grand Tour, che consentirà a una centinaia di artisti italiani e francesi di svolgere delle residenze nei due Paesi.  Il Trattato del Quirinale è una pietra miliare per dare vita concretamente a questa relazione, e su questa base si possono ancora sviluppare altre cooperazioni per rendere ancora più forti entrambi i nostri paesi. C’è ancora tanto da fare ad esempio per il sostegno alle imprese italo-francesi, alle start-up, alle PMI: in questo ambito il primo acceleratore avviato da Cdp e Bpi Francia è stato un passo significativo in questa direzione.  

Francia e Italia. Cosa fare per superare gli effetti del “paradoxe de la proximité” ?

Questo paradosso della vicinanza consiste nel fatto che Francia e Italia sono due nazioni molto vicine, culturalmente e storicamente, e questo a volte ci porta a non fare abbastanza sforzi per conoscerci e capirci, quando in realtà siamo molto diversi. Poiché pensiamo di essere così vicini, non pensiamo di doverci conoscere meglio. Eppure, questo sforzo di capirsi e di conoscersi nei modi che fanno la nostra diversità è essenziale per lavorare davvero insieme. Per superare questo paradosso, dobbiamo innanzitutto capire che abbiamo modi diversi di funzionare: la Francia, ad esempio, è un Paese fortemente centralizzato, mentre l’Italia è policentrica; il rapporto allo Stato è anche diverso. È questo sforzo di comprensione che è essenziale, ed è del resto quello che è all’opera nel Trattato del Quirinale. L’obiettivo non è quello di imporre il modello di un Paese all’altro, ma di vedere come i punti di forza e i talenti che esistono in ognuno dei nostri territori possano essere combinati al meglio a beneficio di entrambi.

Cosa porterà con sé dell’Italia, nel suo impegno futuro?

C’è così tanto da ricavare da questa esperienza che è difficile elencare tutto, ovviamente. Ma prima di tutto il grande dinamismo della società italiana, che eccelle e innova in molti dei campi in cui opera, e in particolare grazie alla forza e all’impegno delle sue imprese familiari. L’Italia è uno dei pochi Paesi con eccellenze in ogni campo, dallo spazio alla biomedicina, dalle microtecnologie agli armamenti più moderni. E poi, naturalmente, l’incomparabile cultura di questo Paese in senso lato, la sua bellezza… in realtà, non è che mi porto via questi ricordi, sono proprio ciò che mi riporterà in Italia.