Il bilateralismo può aprire la strada ad una nuova visione del futuro dell’Europa

 

Il mese di Novembre si chiude con la firma del trattato del Quirinale tra Italia e Francia, documento cui si stava lavorando da alcuni anni, nella coscienza della rilevanza che avrebbe potuto avere all’interno del quadro europeo, e che finalmente il 25 Novembre è divenuto realtà,   ulteriore pietra miliare dei rapporti tra due paesi storicamente vicini.

Questo Trattato è il punto di arrivo di un lavoro comune, ma soprattutto è un punto di partenza che promette di ridisegnare dall’interno la stessa visione del progetto europeo, puntando ad unire quanto più possibile  gli interessi e le strategie dei due paesi, inserendosi con decisione all’interno di una fase politica ed economica estremamente delicata per le sorti future dell’intera Europa.

La sua vocazione comunitaria non è in discussione e crea di fatto con la Germania, già unita alla Francia dal trattato di Aquisgrana, una sorta di trilateralismo che è già riscontrabile in alcuni fatti, come la riunione periodica delle tre associazioni industriali, le più importanti del continente, e che più in generale si lega alla necessità di strategie comuni ad ampio spettro per rispondere alle sfide pressanti che si presentano livello globale.

L’attenzione dei governi e dell’opinione pubblica del mondo occidentale nella fase post- pandemica è da tempo concentrata sui metodi del rilancio economico e su come utilizzare, tramite i vari PNRR nazionali, il volano delle risorse economiche raccolte tramite il Recovery Plan e l’emissione di debito europeo per 850 miliardi di Euro nei prossimi 5 anni.

Si tratta della più importante immissione di risorse per il rilancio economico dalla fine della II Guerra Mondiale, ed è chiaro che una mancanza di visione nell’utilizzazione di questi mezzi economici potrebbe risultare deleteria per il futuro dell’Europa intera.

Una della parole d’ordine che circola più insistentemente all’interno delle cancellerie occidentali è “sostenibilità”, definire cioè progetti di sviluppo che siano rispettosi dell’ambiente, mettendo da parte le fonti di energia fossili e passare alle fonti alternative, come l’idrogeno o l’eolico.

Ma per fare questo non basta l’azione dei governi e la cooperazione tra i vari paesi all’interno dell’UE: è necessario, a livello di strategie e consapevolezze, il contributo dell’imprenditoria privata grande e piccola, ed anche quello del mondo accademico, che può agire a livello di know-how diffuso.

E’ proprio in questo ambito che dovrà svilupparsi l’azione congiunta di Italia e Francia, tanto più preziosa considerato il particolare momento politico che si vive in Europa, le contrapposizioni internazionali che fanno sentire il loro peso, e le conseguenze della Brexit che cominciano a manifestarsi.

La convergenza con la posizione francese espressa dal premier italiano Draghi a proposito della necessità di una Difesa Comune Europea, a seguito di alcune scelte di politica estera degli USA, va di pari passo con la comune convinzione che per rispondere alle sfide economiche proposte a livello globale sia necessario dimensionare la risposta industriale e strategica europea sui temi dell’innovazione e della sostenibilità su dimensioni più grandi, e con un maggiore indirizzo politico rispetto al passato.

Il comune interesse europeo dovrà inoltre trovare i necessari modi di collaborazione a livello di politica energetica, che potrebbero essere individuati nello sviluppo dell’Idrogeno come fonte di energia alternativa pulita, derivabile facilmente in Italia da solare ed eolico mentre la Francia non potrà che spingere (per almeno due terzi della produzione di energia pulita) sulla fonte nucleare.

La strategia italo-francese sull’idrogeno si svolge a tempo su binari comuni, come testimonia l’accordo tra Snam ed Alstom per lo sviluppo delle infrastrutture di rifornimento per i treni ad H2, ma altri accordi sembrano auspicabili in questo campo su settori centrali come trasporti siderurgico e metallurgico, con un cambio di passo auspicabile, cui sicuramente il Patto del Quirinale potrà contribuire nello sviluppo del suo programma di lavoro.

La sostenibilità è la parola d’ordine anche in settori in cui la vicinanza tra Italia e Francia è tradizionale, come quello della Moda, che sta presentando una richiesta di eticità diffusa  da parte dei consumatori, e si coniuga spesso con la comune e tradizionale attenzione per le tematiche della solidarietà e di un corretto welfare, ambiti su cui non a caso si è incentrata l’attenzione dello SME Enter PRIZE di Generali dedicato alle PMI Europee, ed in cui due dei premiati provengono proprio da Italia e Francia.

Se ad ogni livello ci viene ricordato che è arrivato il tempo dei fatti, la collaborazione ad ogni livello tra Italia e Francia potrà dare un importante contributo per affrontare le sfide della transizione ecologica e della sostenibilità, nell’interesse dell’Europa intera e di tutto il mondo occidentale, in una sfida con gli altri modelli politici ed economici che sta diventando sempre più serrata.

Fabrizio Maria Romano, Presidente di IREFI – Istituto per le Relazioni Economiche Francia-Italia

Il mese di Novembre si chiude con la firma del trattato del Quirinale tra Italia e Francia, documento cui si stava lavorando da alcuni anni, nella coscienza della rilevanza che avrebbe potuto avere all’interno del quadro europeo, e che finalmente il 25 Novembre è divenuto realtà,   ulteriore pietra miliare dei rapporti tra due paesi storicamente vicini.

Questo Trattato è il punto di arrivo di un lavoro comune, ma soprattutto è un punto di partenza che promette di ridisegnare dall’interno la stessa visione del progetto europeo, puntando ad unire quanto più possibile  gli interessi e le strategie dei due paesi, inserendosi con decisione all’interno di una fase politica ed economica estremamente delicata per le sorti future dell’intera Europa.

La sua vocazione comunitaria non è in discussione e crea di fatto con la Germania, già unita alla Francia dal trattato di Aquisgrana, una sorta di trilateralismo che è già riscontrabile in alcuni fatti, come la riunione periodica delle tre associazioni industriali, le più importanti del continente, e che più in generale si lega alla necessità di strategie comuni ad ampio spettro per rispondere alle sfide pressanti che si presentano livello globale.

L’attenzione dei governi e dell’opinione pubblica del mondo occidentale nella fase post- pandemica è da tempo concentrata sui metodi del rilancio economico e su come utilizzare, tramite i vari PNRR nazionali, il volano delle risorse economiche raccolte tramite il Recovery Plan e l’emissione di debito europeo per 850 miliardi di Euro nei prossimi 5 anni.

Si tratta della più importante immissione di risorse per il rilancio economico dalla fine della II Guerra Mondiale, ed è chiaro che una mancanza di visione nell’utilizzazione di questi mezzi economici potrebbe risultare deleteria per il futuro dell’Europa intera.

Una della parole d’ordine che circola più insistentemente all’interno delle cancellerie occidentali è “sostenibilità”, definire cioè progetti di sviluppo che siano rispettosi dell’ambiente, mettendo da parte le fonti di energia fossili e passare alle fonti alternative, come l’idrogeno o l’eolico.

Ma per fare questo non basta l’azione dei governi e la cooperazione tra i vari paesi all’interno dell’UE: è necessario, a livello di strategie e consapevolezze, il contributo dell’imprenditoria privata grande e piccola, ed anche quello del mondo accademico, che può agire a livello di know-how diffuso.

E’ proprio in questo ambito che dovrà svilupparsi l’azione congiunta di Italia e Francia, tanto più preziosa considerato il particolare momento politico che si vive in Europa, le contrapposizioni internazionali che fanno sentire il loro peso, e le conseguenze della Brexit che cominciano a manifestarsi.

La convergenza con la posizione francese espressa dal premier italiano Draghi a proposito della necessità di una Difesa Comune Europea, a seguito di alcune scelte di politica estera degli USA, va di pari passo con la comune convinzione che per rispondere alle sfide economiche proposte a livello globale sia necessario dimensionare la risposta industriale e strategica europea sui temi dell’innovazione e della sostenibilità su dimensioni più grandi, e con un maggiore indirizzo politico rispetto al passato.

Il comune interesse europeo dovrà inoltre trovare i necessari modi di collaborazione a livello di politica energetica, che potrebbero essere individuati nello sviluppo dell’Idrogeno come fonte di energia alternativa pulita, derivabile facilmente in Italia da solare ed eolico mentre la Francia non potrà che spingere (per almeno due terzi della produzione di energia pulita) sulla fonte nucleare.

La strategia italo-francese sull’idrogeno si svolge a tempo su binari comuni, come testimonia l’accordo tra Snam ed Alstom per lo sviluppo delle infrastrutture di rifornimento per i treni ad H2, ma altri accordi sembrano auspicabili in questo campo su settori centrali come trasporti siderurgico e metallurgico, con un cambio di passo auspicabile, cui sicuramente il Patto del Quirinale potrà contribuire nello sviluppo del suo programma di lavoro.

La sostenibilità è la parola d’ordine anche in settori in cui la vicinanza tra Italia e Francia è tradizionale, come quello della Moda, che sta presentando una richiesta di eticità diffusa  da parte dei consumatori, e si coniuga spesso con la comune e tradizionale attenzione per le tematiche della solidarietà e di un corretto welfare, ambiti su cui non a caso si è incentrata l’attenzione dello SME Enter PRIZE di Generali dedicato alle PMI Europee, ed in cui due dei premiati provengono proprio da Italia e Francia.

Se ad ogni livello ci viene ricordato che è arrivato il tempo dei fatti, la collaborazione ad ogni livello tra Italia e Francia potrà dare un importante contributo per affrontare le sfide della transizione ecologica e della sostenibilità, nell’interesse dell’Europa intera e di tutto il mondo occidentale, in una sfida con gli altri modelli politici ed economici che sta diventando sempre più serrata.

Fabrizio Maria Romano, Presidente di IREFI – Istituto per le Relazioni Economiche Francia-Italia