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Attenzione alle parole

Editoriale ottobre 2022

Le elezioni di fine settembre hanno determinato un cambio di gestione nella politica italiana. Non è certo in discussione l’impegno europeista e la fedeltà atlantica del prossimo governo, ma agli occhi degli altri paesi UE ha molto valore l’autorevole impegno del Presidente Mattarella, volto a garantire una transizione morbida con la precedente esperienza di Mario Draghi.

La comune azione di Francia ed Italia su molti temi rilevanti, che dal governo Draghi aveva ricevuto una spinta decisiva, culminata con la firma del Trattato del Quirinale, non deve in alcun modo ricevere rallentamenti, per il bene stesso di quell’idea di Europa cui i due paesi da tempo lavorano.

Bisognerà quindi evitare le incomprensioni, come quelle, amplificate da alcuni giornali, a proposito di dichiarazioni di ministri francesi che evocavano necessità di controlli e di vigilanze europee sulle decisioni del prossimo governo di centro-destra. A queste affermazioni sono arrivate risposte istituzionali rassicuranti che hanno permesso di chiudere rapidamente l’incidente, ma bisognerà fare attenzione alle parole da usare.


Le relazioni tra Francia ed Italia, ad ogni livello, sono sottoposte a rischi che vengono da una prossimità che spesso è lontananza, e su cui IREFI cerca di svolgere da sempre un lavoro di traduzione culturale.

Ci sono problemi di vocabolario, con parole che sembrano vicine ma nelle due lingue hanno diverso significato. Ci sono pesi istituzionali diversi che caratterizzano cariche che nei due sistemi sono parallele solo nella denominazione. Ci sono infine parole che se usate, da una parte o dall’altra, possono finire per irrigidire l’interlocutore.

Lavorare sulle parole è importante per poter concentrarsi sui contenuti, sui temi dell’Energia, su quelli delle Infrastrutture, su quelli dell’Innovazione, sull’Unione dei talenti per creare altri campioni franco-italiani, definendo i modi di un comune impegno sul sistema delle Start Up. Tutti temi su cui poi dalle parole si deve passare ai fatti, e su cui si sono già registrati risultati importanti.

La collaborazione tra Francia ed Italia è oramai un fatto stabilito e su cui non è possibile tornare indietro, anche perché significherebbe tornare indietro dall’Europa. Riuscire ad appianare del tutto differenze che vengono da lontano è lavoro difficile, richiede tempo e avrà bisogno dell’abitudine alla collaborazione che dovrà svilupparsi in tanti campi. Sicuramente, e per il bene dell’Europa stessa, sarà opportuno unire la capacità organizzativa francese allo spirito di adattamento ed alla creatività proprie dell’Italia.

Le elezioni di fine settembre hanno determinato un cambio di gestione nella politica italiana. Non è certo in discussione l’impegno europeista e la fedeltà atlantica del prossimo governo, ma agli occhi degli altri paesi UE ha molto valore l’autorevole impegno del Presidente Mattarella, volto a garantire una transizione morbida con la precedente esperienza di Mario Draghi.

La comune azione di Francia ed Italia su molti temi rilevanti, che dal governo Draghi aveva ricevuto una spinta decisiva, culminata con la firma del Trattato del Quirinale, non deve in alcun modo ricevere rallentamenti, per il bene stesso di quell’idea di Europa cui i due paesi da tempo lavorano.

Bisognerà quindi evitare le incomprensioni, come quelle, amplificate da alcuni giornali, a proposito di dichiarazioni di ministri francesi che evocavano necessità di controlli e di vigilanze europee sulle decisioni del prossimo governo di centro-destra. A queste affermazioni sono arrivate risposte istituzionali rassicuranti che hanno permesso di chiudere rapidamente l’incidente, ma bisognerà fare attenzione alle parole da usare.

Le relazioni tra Francia ed Italia, ad ogni livello, sono sottoposte a rischi che vengono da una prossimità che spesso è lontananza, e su cui IREFI cerca di svolgere da sempre un lavoro di traduzione culturale. Ci sono problemi di vocabolario, con parole che sembrano vicine ma nelle due lingue hanno diverso significato. Ci sono pesi istituzionali diversi che caratterizzano cariche che nei due sistemi sono parallele solo nella denominazione. Ci sono infine parole che se usate, da una parte o dall’altra, possono finire per irrigidire l’interlocutore.

Lavorare sulle parole è importante per poter concentrarsi sui contenuti, sui temi dell’Energia, su quelli delle Infrastrutture, su quelli dell’Innovazione, sull’Unione dei talenti per creare altri campioni franco-italiani, definendo i modi di un comune impegno sul sistema delle Start Up. Tutti temi su cui poi dalle parole si deve passare ai fatti, e su cui si sono già registrati risultati importanti.

La collaborazione tra Francia ed Italia è oramai un fatto stabilito e su cui non è possibile tornare indietro, anche perché significherebbe tornare indietro dall’Europa. Riuscire ad appianare del tutto differenze che vengono da lontano è lavoro difficile, richiede tempo e avrà bisogno dell’abitudine alla collaborazione che dovrà svilupparsi in tanti campi. Sicuramente, e per il bene dell’Europa stessa, sarà opportuno unire la capacità organizzativa francese allo spirito di adattamento ed alla creatività proprie dell’Italia.