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L’incontro informale del 12 febbraio scorso in Belgio, in preparazione del prossimo Consiglio europeo di marzo, ha forse creato le condizioni preliminari appropriate per lo sviluppo di una reale politica comune e sovrana dei 27 paesi dell’UE, secondo lo spirito delle indicazioni contenute nel rapporto sul futuro della competitività europea di Mario Draghi ed il rapporto sulle politiche per il rafforzamento del mercato unico di Enrico Letta. 

Il prossimo Consiglio europeo di marzo dovrebbe quindi vedere la presentazione, da parte della presidente Von der Leyen, di una tabella di marcia con una serie di misure da realizzare entro il 2027. I temi affrontati saranno soprattutto quelli delle semplificazioni e dell’alleggerimento della produzione normativa tra livello europeo e livello nazionale, della creazione di un mercato unico europeo tramite l’adozione del 28° regime, previsto nella strategia per il mercato unico, in modo da aumentare la competitività dell’intera area UE.

Altri aspetti da affrontare saranno quello dell’acceleramento dei processi attuativi, con la possibilità di adottare misure concordate da almeno nove Stati membri qualora non sia raggiunta l’intesa di tutti i ventisette, quelli relativi all’abbassamento dei costi dell’energia per migliorare la competitività del sistema industriale europeo, con opportuni investimenti nel sistema delle reti di traporto. Ultimo ma non meno importante, il problema della protezione delle industrie strategiche e la riduzione delle dipendenze, nei settori della difesa, dello spazio, delle tecnologie pulite, delle tecnologie quantistiche, dell’intelligenza artificiale.

Si tratta di temi su cui Italia e Francia dovranno tenere alta l’attenzione per raggiungere risultati concreti in tempi stretti, ed in gran parte si tratta di ambiti in cui la collaborazione tra i nostri due paesi vanta risultati importanti. Entrambi possono mettere a terra un potenziale di tutto riguardo, rivolgendosi nei vari settori alle altre realtà europee che possono offrire un contributo di crescita ed efficienza, a partire dalla Germania, naturalmente legata a livello industriale sia all’Italia che alla Francia.

Si cita spesso a livello di public procurement la necessità del “buy european”, che viene accolta con perplessità quando non con ostilità oltre oceano ed in Asia, ma è un dato di fatto che se gli equilibri a livello globali sono cambiati, l’Europa non può che proteggere in primo luogo la propria produzione industriale e renderla più competitiva possibile a livello globale. Al di là del “buy european”, quello che emerge dall’incontro del 12 febbraio è che, seguendo le indicazioni dei rapporti Draghi e Letta sia necessario soprattutto “think european”, trovando modi per costruire maggioranze efficienti e non sottoposte necessariamente al principio dell’unanimità.

Pensare europeo quindi, nella logica di individuare i campi di intervento, come fatto nell’incontro in Belgio, ma decidendo anche quali blocchi di paesi impegnare nelle varie strategie, nell’interesse di tutti gli altri, e capire in che modo rendere efficienti i processi e le possibili catene di supply chain. Non sarà facile, perché le logiche dell’interesse nazionale sono ancora forti, e la presenza di elezioni importanti nel corso del 2027 potrebbe rinviare alcune decisioni. Ma sarebbe un errore, considerato che gli altri non aspettano e la forma del mondo e delle sue relazioni politiche ed economiche evolve in continuazione.

In questa prospettiva il rapporto tra Italia e Francia va rafforzato, soprattutto sul livello politico, anche per evitare che la soluzione diplomatica a livello globale sia quella dei comitati d’affari che stanno prendendo troppo piede ultimamente, e il punto di riferimento non può che essere, come sempre, quello del Trattato del Quirinale.

FABRIZIO MARIA ROMANO                                                                                                                                                                                                                     Presidente IREFI